Torre Prendiparte

La costruzione

Sulla scorta di informazioni desunte da torri demolite fino al piano d’appoggio della fondazione, risulta che le torri erano generalmente realizzate su fondazioni “a fittone” e cioè con una struttura muraria a sezione piena, abbastanza affondata nel terreno, ma poco sporgente rispetto al perimetro dello zoccolo di base. Come rilevato dalle prove effettuate negli anni ‘70 sulla fondazione della Asinelli, si è accertato che per 1,5 metri la fondazione continua ad essere costituita di blocchi di selenite, mentre al di sotto e fino ad una profondità di circa 6 metri è presente un conglomerato molto compatto poggiante su argilla limosa di consistenza molto dura.

Sicuramente anche per la Prendiparte si è utilizzato lo stesso procedimento, preoccupandosi di costipare il terreno prima di dare inizio alla costruzione mediante una palificata in legno. I materiali in seguito utilizzati sono la selenite (gesso) per i conci della base, i mattoni “bolognesi” per le pareti interne ed esterne, i ciottoli e la malta per riempire i muri a sacco, il legno per scale, soppalchi e ballatoi esterni ed infine l’arenaria per alcuni particolari.

I Prendiparte possedevano un intero isolato che era costituito dal “palazzo vecchio”, dal “palazzo nuovo”, dalla “casa nuova” e da un’ulteriore torre, inoltre, nei pressi di queste costruzioni i Prendiparte possedevano un “grande ospizio merlato” con adiacente la “torre granda”, la Coronata appunto. Alta all’incirca 60 metri, possiede possenti muri che misurano alla base ben 2,35 metri e che, con progressive riduzioni dette riseghe, conserva il notevole spessore di 1,35 metri alla sommità. Quest’ultima misura sembra confermare che originariamente la torre dovesse essere più alta e che sia stata in seguito capitozzata o ne sia stata sospesa per qualche motivo la costruzione. Lo stato di conservazione appare ottimo. Così come per le altre “sorelle”, le varie torri rimaste si confermano come le testimonianze più antiche fra le costruzioni di rilievo conservatesi fino ai nostri giorni.

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