Torre Prendiparte

Bologna nel XII° secolo

Dopo il Mille la società civile cominciò lentamente a riorganizzarsi ed i feudatari, eredi degli antichi poteri che si erano succeduti nei secoli, si trasferirono in città costruendovi le torri che avevano gli stessi scopi dei castelli, cioè difesa e offesa. Nell’angusta Bologna medievale, che al tempo della costruzione delle prime torri era ancora rinchiusa nella piccola cerchia di selenite, quelle costruzioni assunsero forzatamente uno sviluppo verticale. In quei tempi infatti una guerra civile aperta o strisciante aggiungeva lutto a lutto in un’inarrestabile spirale di odio e di vendetta, che culminò al termine del duecento con quella che fu definita “l’estrema ruina di Bologna”, quando la parte guelfa vincente cacciò dalla città un buon quarto di cittadini, quegli odiati ghibellini di cui dicevano “l’è bon fato chi mòrano!”.

Le torri che vediamo oggi sono semplici volumi di mattoni, ma per comprendere il fascino di queste costruzioni occorre pensarle vive. La costruzione che vediamo oggi era infatti il nocciolo attorno a cui si aggrappavano i ballatoi e le costruzioni in legno, brulicanti di vita. Le aperture delle torri, che paiono finestre, sono in realtà porte che presentano una marcata usura dovuta al continuo calpestio. Le torri erano in pratica dei condomini, dove i diversi ceppi di una famiglia costituivano una consorteria; ogni ceppo aveva la casa ai piedi della torre ed un passaggio nei piani alti della casa. In tal modo, in caso di pericolo, tutti potevano raggiungere rapidamente la torre che diventava così rifugio sicuro o pericoloso fortilizio.

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